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Stamattina è ripassato in cassa l'ammiratore.
Ringrazio il mio sesto senso che mi ha aiutato nei primi periodi a non cedere alle sue avanches.
Mi si è gelato il sangue, soprattutto quando prima d'andar via ha detto "
Sai, l'ultima volta, ti ricordi.. il pupazzetto te l'ho mandato io".
Ho sorriso a
fatica, ho borbottato un "
Uh, grazie".
Sarebbe potuto benissimo uscire da un film di Carlo Verdone. E non so nemmeno come descrivervelo, ma credetemi, è meglio così.
Sono un pò turbata, in realtà.
Se quello è stato il mio primo ammiratore segreto, non oso immaginare i prossimi (se mai ce ne saranno, e se devono esser come questo, forse è meglio che non si facciano proprio vivi)
Non sono nemmeno riuscita a dargli un'età in realtà. Poteva essere un ventottenne con l'aria da quarantaquattrenne, o un quarantaquattrenne con l'aria di un trentenne con i trentanni portati male.
Insomma, che Dio me ne scampi.
E domani quando lo dirò al bar, probabilmente si pisceranno sotto dalle risate. -.-
ci ha pensato e l'ha scritto alle 22:16.
Mi ritrovo a sfogliare le pagine di una Donna per caso, libro che mi ha prestato la buona Litx88 durante il suo piccolo soggiorno romano. Appunto frasi, segno comportamenti e ricollego pensieri che prima mi fanno ridere e poi sospiracchiare mogia. Il perchè, in realtà non ve lo so spiegare.
Gli ultimi tre giorni sono stati fin troppo pieni, culminati con una tragedia greca in due atti messa in scena da mia madre dopo che per tre pomeriggi consecutivi sono stata a spasso con
Litx88 (vero) e con Nemo ed altri amici suoi (falso). Ovviamente i miei questo piccolo dettaglio non lo sanno. Ma mia madre è riuscita a farmi pesare tre giorni di rilassata felicità facendomi venire il tipico fiotto acido dovuto all'incomprensione nei miei confronti, riguardo la mia necessità di trovare amici e passare del tempo con qualcuno. Speravo fosse contenta per me, e invece è riuscita a farmi pesare pure questo.
Insomma, vi dirò.
Sono stanca ma felice, confusa, accaldata e un pò rincoglionita ma con un sorriso allegrotto che s'allarga sulle labbra ogni volta che sento qualsiasi parola/oggetto che mi riporta alle ultime 72 ore.
Del pomeriggio passato sulle scale della Sapienza ad aspettare una professoressa, del pomeriggio passato in una villa che non s'è capito se fosse villa Torlonia o Villa Ada o chissà che altra villa strana, della mattinata al mio centro commerciale, del giro in Ikea a cercare qualcosa di magenta da abbinare alla camera magenta, all'incontro con mia sorella, al pomeriggio svaccati su una panchina a parlare di tutto e di niente e di Ratman e del solletico e delle foto in bianco e nero e di una bambina di nome Sara che non faceva altro che fissarci e ripetere tutto quello che dicevamo, e della casa delle civette, che non abbiamo
capito cos'è e soprattutto
dov'è, e del giro per piazza bologna e degli incontri più o meno casuali con altri sardi, che tu ti chiedi da dov'è che spuntino e te li ritrovi ad ogni angolo, se solo fai caso al modo in cui parlano.
E poi al dialetto sardo di Litx, alle sue risate vispe e i suoi occhi brillanti che ti guardano sinceri e attenti, dei racconti dei braccialetti, delle chiacchiere spassionate, del motto "meno seghe mentali e più azione, Ilaria" appena usciti da quel parco senza nome, di un sacco di altre cose che potrei raccontarvi ma che voi non capireste, perchè non essendo presenti non ne sapete i significati, le parole accompagnate da gesti e sguardi, ad un sacco di altre cose che potrei elencare così, giusto per dovere di cronaca.
Ma non lo faccio. Non mi soffermo a parlare di Litx, nè dei suoi splendidi amici, ma mi soffermo a parlare della cena con la mia pseudo migliore amica, che dopo aver visto il suo regalo di compleanno per me, m'accorgo che dopo sette anni ancora non conosce i miei gusti in fatto di borse, regalandomi una cosa nera un pò buffa e grassa, ovale quanto il corpo di un'oca misto ad un pallone da rugby.
Una cena che come direbbe Coe sarebbe qualcosa tipo così "
Ora le sembrava di aver sprecato l'intera serata, perchè l'incontro non l'aveva aiutata a prendere una decisione e le aveva solo dimostrato quanto lei e la sua migliore amica non fossero più in grado di capirsi".
Ma è stato bello, tre giorni senza mai stare a casa, camminare sotto al sole fermandosi a tutte le fontanelle, parlando di corriere e di pullman, di genitori, di amici, distrazioni, lavoro e foto, cercando di resistere al solletico infame e agli scatti famelici di un Ettore monocromatico.
La cosa bella è stata far parte di un gruppo, del passare il pomeriggio insieme a qualcuno e non da soli, il sapere che il virtuale non è più virtuale dal momento in cui ti ritrovi di fronte a chi considerando virtuale ti dice "AHHH! Ma allora non mi hai dato buca". E tu pensi che no, non gliel'hai data perchè non sarebbe stato carino, perchè sotto sotto pensi che quella là di fronte è la tua ancora di salvezza, una boccata d'aria fresca che ringrazi esser atterrata in un momento che beh, non sembra proprio il massimo.
E il riconoscersi in molti punti in Maria, sorridere nel leggere di una pia Winifred e immaginarla con la faccia allegra di Litx e immaginarla parlare col suo accento.
E un sacco di altre cose che terrò per me, perchè le cose migliori non possono essere raccontate, soprattutto perchè le custodisco gelosamente, come da qua a ottobre terrò il suo libro come una sacrosanta reliquia su uno scaffale della mia libreria.
E come con
Nemo e MissViolettaBeauregarde m'accorgo d'esser dipendente anche da Litx88, pensando che forse starsene da soli non è poi così bello.
Il pensiero ricorrente, dite? "
Ancora! Ancora! Ancora!"
(ps splinder mi aveva già cancellato un primo post, quindi questo se ha qualche ripetizione non tenetela a mente perchè scrivere di getto una seconda volta tende a far accavallare i pensieri)
ci ha pensato e l'ha scritto alle 22:48.